Solo libertà di licenziare!

 

l CONTRATTO A TUTELE CRESCENTI E’ SOLO LIBERTA’ DI LICENZIARE

– Il  contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti, pomposamente presentato come strumento per aggredire la precarietà e la disoccupazione, prevede in realtà la liberalizzazione dei licenziamenti  per giustificato motivo oggettivo per i quali è abolito sempre il rientro in fabbrica anche in caso di licenziamento illecito. Chi sarà assunto con questo contratto può quindi essere licenziato in qualsiasi momento a discrezione del padrone. Di indeterminato c’e solo il momento in cui il padrone lo farà e l’abolizione dei diritti e delle tutele completa la separazione tra diritti e lavoro; la crisi viene utilizzata per affermare l’idea del “purché sia un lavoro”.

 

Licenziamenti discriminatorio nullo o intimato in forma orale. Nel caso il giudice dichiara nullo il licenziamento ci sono due possibilità:
1.    Risarcimento dal giorno del licenziamento fino a quello della effettiva reintegrazione. Il risarcimento minimo è di 5 mensilità
2.    In sostituzione della reintegrazione risarcimento con indennità pari a 15 mensilità

Licenziamento per giustificato motivo o giusta causa.
1.    Se il giudice accerta che non ci sono gli estremi del licenziamento,  dichiara estinto il rapporto di lavoro alla data del licenziamento e condanna il datore di lavoro al pagamento di un’indennità  pari a 2 mensilità per ogni anno di servizio, in misura non inferiore a 4 e non superiore a 24 mensilità.
2.    Solo in caso di licenziamento per giustificato motivo soggettivo o per giusta causa in cui sia  dimostrata in causa l’insussistenza del fatto materiale, il giudice annulla il licenziamento e condanna il datore di lavoro alla reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro e al pagamento di un risarcimento dal giorno del licenziamento fino a quello dell’effettiva reintegrazione.
Il risarcimento non può essere superiore a 12 mensilità. Per le aziende sotto i 15 dipendenti l’indennità è dimezzata ed è massimo di 6 mesi.

Vizi procedura. Se sono accertati vizi di procedura il licenziamento è comunque valido (a differenza del passato che era nullo). È prevista una indennità pari a 1 mensilità per ogni anno di servizio in misura comunque non inferiore a 2 mensilità e massimo 12 mensilità.
Offerta di conciliazione. Nel caso di licenziamenti discriminatori, per evitare di andare davanti al giudice, è prevista per il padrone l’offerta di una conciliazione. In questo caso l’indennità prevista è di 1 mese per ogni anno di servizio,  in misura comunque non inferiore a 2 mensilità e non superiore a 18 mensilità esentasse, con costo a carico dello stato.
Licenziamento collettivo. I licenziamenti collettivi sono parificati a quelli individuali e solo in caso di licenziamento collettivo ai sensi degli articoli 4 e 24 della legge n. 223/91, intimato senza  forma scritta, è previsto il rientro o una indennità come nel caso dei licenziamenti discriminatori. In caso di violazione delle procedure i licenziamenti sono comunque validi, si applicano le indennità prevista dai vizi di procedura.

 
Febbraio 2015
CUB – Confederazione Unitaria di Base
Milano: V.le Lombardia 20

– tel. 02/70631804 fax 02/70602409

www.cub.it – e mail cub.nazionale@tiscali.it

Diritti e busta paga

Solo libertà di licenziare!ultima modifica: 2015-03-12T08:33:58+00:00da auchancub
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